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Herbert Marcuse
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Herbert Marcuse (IPA: [ˈhɛɐbɛɐt maɐ̯ˈkuːzə]) (Berlino, 19 luglio 1898 – Starnberg, 29 luglio 1979) è stato un filosofo, sociologo, politologo ed accademico tedesco naturalizzato statunitense.
I suoi studi e le sue ricerche presero le mosse da una revisione delle mwbwcategorie mwcastoriografiche mwcqhegeliane, per svilupparne i presupposti mwcgetici e mwcwpolitici. E assumendo dalla mwdadialettica hegeliana la categoria della mwdqnegazione, nonché combinando il concetto mwdgmarxista di mwdwalienazione con quello mweafreudiano di mweqrepressione, formulò critiche alla società mwegneocapitalistica, così mwewstatunitense quanto mwfasovietica, ritenute mwfqtotalitarie quanto e più delle società più totalitarie del passato, in quanto lo sviluppo di una società mwfgconsumistica (come modello principale di società neocapitalistica) comporta anche lo sviluppo dell'mwfwalienazione sociale e individuale.cite-ref-1[1]cite-ref-2[2]
Contents
• Opere
• Note
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Biografia
Marcuse nacque a mwiwBerlino il 19 luglio del mwja1898 da una famiglia mwjqebraica originaria della mwjgPomerania (al tempo parte integrante dell'allora mwjwGermania imperiale), figlio di Carl Marcuse, un fabbricante di tessuti, e di Gertrud Kreslawsky. Nel mwka1916, dopo la maturità abbreviata (per via della guerra), fu chiamato alle armi nella mwkqReichswehr per la mwkgprima guerra mondiale. Nel mwkw1917 diventa membro della mwlaSPD, nel mwlq1918 è eletto nel consiglio di soldati di mwlgBerlino-Reinickendorf. Nel mwlw1918 Marcuse inizia gli studi di mwmagermanistica e storia della mwmqletteratura tedesca contemporanea come materie principali, tenendo mwmgfilosofia ed mwmweconomia come secondarie, inizialmente per quattro semestri all'mwnaUniversità di Berlino, poi quattro semestri a mwnqFriburgo, dove inizia a seguire parecchi seminari di mwngMartin Heidegger, il cui pensiero svolgerà un ruolo fondamentale nella stesura delle opere principali di Marcuse. Si laurea nel mwnw1921. Avendo assistito alla tragica conclusione della mwoasollevazione spartachista, che fu soppressa dalle forze della mwoqRepubblica di Weimar, dopo l'assassinio di mwogKarl Liebknecht e mwowRosa Luxemburg, Marcuse abbandona la SPD nel mwpa1919. Nel mwpq1922 consegue il mwpgdottorato a Friburgo con una tesi sul romanzo d'artista tedesco (mwpwdeutscher Künstlerroman).cite-ref-3[3]
Nel mwrq1929 inizia a lavorare alla sua abilitazione sotto mwrgHeidegger a Friburgo, che completerà nel mwrw1932 con una dissertazione dal titolo mwsa L'ontologia di Hegel e la fondazione di una teoria della storicità, che costituì il suo primo importante contributo teorico. Approfondisce quindi il pensiero di mwsqEdmund Husserl, ed alla fine del mwsg1932 approda all'mwswIstituto per la Ricerca Sociale (mwtaInstitut für Sozialforschung) di mwtqFrancoforte.
Ancora prima della presa di potere di mwvaAdolf Hitler, Marcuse fugge nel mwvq1933 prima a mwvgZurigo, poi a mwvwGinevra, dove si trova una sede distaccata dell'Istituto per la Ricerca Sociale, prima di emigrare definitivamente negli mwwaStati Uniti d'America nel mwwq1934, dove otterrà, nel mwwg1940, la mwwwnaturalizzazione . Marcuse è stato dapprima uno dei maggiori esponenti della cosiddetta "mwxaFrankfurter Schule" (mwxqscuola di Francoforte), costituita assieme a mwxgMax Horkheimer e mwxwTheodor Adorno nel 1922 a Francoforte, internamente all'"Istituto per la Ricerca Sociale". In seguito l'organizzazione dovette trasferirsi a mwyaNew York, dove Marcuse venne nuovamente assunto. La situazione economica precaria dell'Istituto lo spinse ad accettare una nuova occupazione nel mwyq1942, a mwygWashington, presso l'mwywOffice of Strategic Services (OSS, precursore della mwzaCIA) come consulente per la Germania, e le informazioni che giungevano da essa; posizione che mantenne fino al mwzq1951. Negli anni mwzg1951-mwzw54 lavora ai mwaaRussian Institutes della mwaqColumbia University di New York, e all'mwagUniversità di Harvard, occupandosi di mwawmarxismo sovietico. Nel mwba1954 ottiene la sua prima posizione accademica ufficiale, come professore di mwbqfilosofia e mwbgscienze politiche alla mwbwBrandeis University. Nel mwca1965 diventa professore di mwcqpolitologia all'mwcgUniversità della California a San Diego, dove rimarrà fino alla morte.
Negli Stati Uniti d'America, apparvero le sue due opere principali, mwdamwdqEros e civiltà (mwdgTriebstruktur und Gesellschaft) nel mwdw1955, e mweamweqL'uomo a una dimensione (mwegDer eindimensionale Mensch) nel mwew1964. Entrambe sono annoverate tra le opere più importanti della mwfateoria critica (mwfqKritische Theorie), e costituiranno la base ideologica del mwfgmovimento studentesco statunitense degli mwfwanni sessanta, le cui rivendicazioni si propagheranno, a ridosso del 1968, al resto del mondo occidentale.
Negli anni mwgq1968-mwgg69 torna per alcuni mesi in mwgwEuropa, per tenere lezioni, seminari ed incontri con studenti, a mwhaBerlino, mwhqParigi, mwhgLondra e mwhwRoma. Le sue critiche al mwiacapitalismo (specialmente nella interpretazione di mwiqMarx e mwigFreud che dà in mwiwmwjaEros e civiltà, del mwjq1955) entrarono in risonanza con i giovani dei Paesi avanzati e il loro bisogno di un cambiamento epocale.
Morì nel 1979 per le conseguenze di un'emorragia cerebrale che l'aveva colpito durante una visita a mwjwStarnberg in Germania; fu accudito nei suoi ultimi giorni da mwkaJürgen Habermas, importante esponente della seconda generazione della mwkqscuola di Francoforte.
Vita privata
Si sposò tre volte. Dalla prima moglie, la matematica Sophie Wertheim (1901-1951), ebbe un figlio, l'avvocato e docente universitario Peter Marcuse. La sua seconda moglie fu Inge Werner, la vedova di mwlqFranz Neumann. Entrambi questi matrimoni si conclusero con la vedovanza. Marcuse sposò quindi Erica Sherover (1938-1988).
Eros e civiltà
Uno dei testi più rilevanti di Herbert Marcuse è mwmqmwmgEros e civiltà. Contributo a Freud, del mwmw1955, opera rivoluzionaria, nella quale il pensatore tedesco, riconsiderando le idee freudiane e quelle marxiste alla luce della nuova cultura statunitense, delinea un progetto di società contemporanea "liberata", e non repressiva. Il sottotitolo dell'opera, «Contributo a Freud», ci indica la strada che Marcuse intende seguire: rileggere criticamente gli scritti di Freud sulla cultura, in particolare "Il disagio della civiltà" (1930), ripensandoli al di là delle interpretazioni neofreudiane culturaliste (fra cui, quelle di mwnaErich Fromm), da lui considerate sclerotiche e deformate.
La critica al socialismo reale e alla civiltà industriale
Nell'opera mwnwIl marxismo sovietico, Marcuse osserva come anche in mwoaUnione Sovietica il mutamento dei rapporti di produzione sia stato seguito da una perdita di coscienza rivoluzionaria, finendo per diventare un'altra espressione, accanto al mwoqcapitalismo, di quella società industriale inevitabilmente portatrice di una morale repressiva.
Su questo punto egli condivide almeno in parte il pessimismo di mwowAdorno e mwpaHorkheimer (due filosofi appartenenti alla "mwpqscuola di Francoforte"), riguardo al rapporto tra progresso tecnologico ed emancipazione umana.
Marcuse si pone una domanda circa la posizione di Freud: il processo secondo cui la civiltà moderna ha dirottato gli impulsi sessuali in impulsi di altro tipo, come ad esempio il lavoro, l'arte, le istituzioni, è un fatto intrinseco alla natura di ogni società, o si tratta di un fenomeno transitorio.
La risposta che Marcuse dà a questa domanda è in aperto contrasto con la tesi di Freud: la scarsità di beni per cui sono necessari meccanismi quali la divisione del lavoro e il differimento del soddisfacimento dei bisogni, è frutto di una organizzazione irrazionale della società, nella quale i beni sono distribuiti in modo iniquo. Freud ha scambiato per caratteristica generale dell'evoluzione sociale, un assetto transitorio, che configura invece un 'dominio', attuato attraverso forme di violenza in un primo momento e, successivamente, con la sottomissione completa della società.
In relazione a quanto detto, Marcuse critica anche le teorie dei neofreudiani e di Erich Fromm, i quali curano le mwqgnevrosi considerandole come forme di adattamento all'assetto sociale esistente. Il filosofo tedesco considera "revisionista" questa visione, poiché si accetta supinamente il dato di fatto, e non si coglie il potenziale eversivo della liberazione dell'eros e degli istinti repressi.
Il principio di prestazione
La repressione è per Marcuse connessa alla sostituzione del "principio del piacere" col "principio di realtà"; sottolinea la presenza di un altro livello attraverso il quale la mwrqsocietà opprime l'essere umano, il cosiddetto "principio di prestazione" (mwrwperformance principle); per prestazione si intende ciò che "si deve fare" a causa del proprio ruolo nella società; la repressione attuata attraverso questo principio è strettamente legata alla mwsastratificazione sociale e alla mwsqdivisione del lavoro. La prestazione è ciò che l'individuo deve fornire alla società, ed è ciò che la società si aspetta dall'individuo. Questa ulteriore repressione non avviene solo attraverso la funzione che la persona svolge, ma è veicolata anche dalla famiglia patriarcale, e dalla direzione univoca imposta alla mwsgsessualità, ovvero la genitalità.
La società totalitaria e le sue potenzialità non repressive
Apparentemente l'apparato produttivo ha raggiunto dimensioni tali che i desideri umani possano subire un mutamento qualitativo (in senso onnilaterale come direbbe Marx), ma la società crea bisogni artificiali impedendo la liberazione degli individui attraverso il soddisfacimento delle pulsioni vitali. Ed è proprio per questo, secondo Marcuse, che le società che si definiscono mwtgdemocratiche finiscono per essere intrinsecamente mwtwtotalitarie, cioè rendono impossibile qualsiasi forma di opposizione.
Ma questi agglomerati così oppressivi per l'uomo contengono al loro interno grandi potenzialità non repressive e, sulla scorta delle suggestioni di mwuqCharles Fourier (socialista utopista) e di mwugSchiller, il filosofo tedesco attribuisce una fondamentale importanza all'immaginazione ("immaginazione al potere" sarà uno dei motti preferiti del mwuw'68; vedi più avanti) e all'mwvautopia, per far sì che un giorno l'eros sia liberato e che le energie possano confluire liberamente in tutti gli aspetti della vita umana, non solo nel lavoro, che a quel punto diventerebbe una piacevole attività ludica.
Queste considerazioni si basano, oltre che sulle influenze del già citato "socialismo utopistico", anche sulle considerazioni di Marx, secondo il quale lo sviluppo industriale fornirà all'uomo beni tali da creare un mondo libero dall'mwvgalienazione, nel quale ogni individuo potrà sviluppare autonomamente la propria individualità.
L'uomo a una dimensione
«Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno del progresso tecnico.»
Così Herbert Marcuse inizia la sua opera forse più importante, mwxaL'uomo a una dimensione, del 1964. È questo un Marcuse più mwxqpessimista rispetto ad mwxgEros e civiltà, meno disponibile ad arrendersi a un ordine sociale che appare totalitario, che permea di sé ogni aspetto della vita dell'individuo e, soprattutto, che ha inglobato anche forze tradizionalmente "anti-sistema" come la classe operaia. In questo modello la vita dell'individuo si riduce al bisogno atavico di produrre e consumare, senza possibilità di resistenza. Marcuse denuncia il carattere fondamentalmente repressivo della società industriale avanzata che appiattisce in realtà l'uomo alla dimensione di consumatore, euforico e ottuso, la cui libertà è solo la possibilità di scegliere tra molti prodotti diversi.
Tolleranza repressiva
Nelle moderne mwyqdemocrazie occidentali quei valori che un tempo erano propri di una parte della società (la classe borghese), si sono diffusi a tutti gli altri soggetti sociali, che si appiattiscono sull'ordine esistente: è in questo quadro che Marcuse elabora il concetto di mwygtolleranza repressiva, ovvero il momento nel quale la libertà va a coincidere col permissivismo.
Nelle democrazie occidentali, a livello teorico, si parte dall'assunto che nessuno possiede la verità assoluta, allora la scelta viene affidata alla collettività, che può scegliere liberamente tra diverse interpretazioni politico-etico-culturali della realtà; è proprio a questo punto del processo "democratico" che si innesca il meccanismo repressivo: l'amministrazione totale dell'esistenza da parte della società impedisce, di fatto, una scelta che sia veramente libera, favorendo un diffuso conformismo che è l'esatto opposto del relativismo democratico e della libertà e autonomia individuale. In altre parole all'uomo viene data la possibilità di scegliere, ma non vengono forniti gli strumenti per farlo in modo veramente indipendente.
Anche il pensiero filosofico è asservito al senso comune, diventando unidimensionale. Marcuse critica alcune delle più importanti correnti del pensiero novecentesco, sulla base dell'incapacità da parte di queste dottrine di opporre un radicale rifiuto al sistema esistente: il neopositivismo giudica l'attendibilità di una proposizione in base alla mwzqconstatazione empirica, la mwzgfilosofia analitica rispetto alla conformità col linguaggio comune. La mwzwragione e il mw0alinguaggio non sono più strumenti in grado di assolvere il compito principale della filosofia, cioè trascendere la realtà esistente, restando fedeli al contenuto universale dei concetti.
Democratica non-libertà
La società tecnologica avanzata riduce tutto a sé, ogni dimensione "altra" è asservita al potere capitalistico e ai consumi, conquistata dal dominio "democratico" della civiltà industriale; una società che condiziona i veri bisogni umani, sostituendoli con altri artificiali. È in questo senso che Marcuse formula la condanna della tecnologia, che conterrebbe già insita nella sua natura un'ideologia di dominio.
Possibilità di cambiamento
Questa "democratica non-libertà" permea tutto di sé, niente le sfugge, neanche gli strati tradizionalmente anti-sistema come la classe operaia, che si è pienamente integrata nel sistema stesso. Ma esistono ancora dimensioni al di fuori di esso, "al di sotto della base popolare conservatrice"? Marcuse risponde affermativamente: vanno ricercate negli emarginati, nei reietti, nei perseguitati, nei disoccupati, in coloro cioè, che non sono ancora stati fagocitati dalla società repressiva.
Il filosofo tedesco, non a caso, chiude la sua opera con una citazione da Walter Benjamin:
«è solo per merito dei disperati che ci è data una speranza.»
L'immaginazione al potere
Un'altra considerazione fatta da Marcuse, quella che più lo ha reso celebre presso gli studenti del mw2qSessantotto, è la grande importanza da lui attribuita all'immaginazione. Come si è già detto, la ragione e il linguaggio non sono più in grado di trascendere la realtà e di opporre un "grande rifiuto" (Great Refusal) al modello vigente, per questo la filosofia deve appellarsi all'mw2gimmaginazione, unico strumento capace di comprendere le cose alla luce della loro potenzialità.
"Immaginazione al potere" diventerà una delle parole d'ordine degli studenti del Sessantotto, ai quali Marcuse guarda come veicolo attraverso il quale si può realizzare la liberazione, insieme ai guerriglieri del terzo mondo, alle minoranze emarginate, a tutte le istanze critiche verso il sistema, a tutti i soggetti non integrati in esso, giustificandone anche la violenza perché mossa da una vera e sana intolleranza. Nonostante questo egli si rende conto di come queste categorie siano profondamente impotenti di fronte alla civiltà tecnologica se non si alleano con gli strati dell'opposizione interna ad essa (per esempio i sindacati).
L'eredità e il Sessantotto
Herbert Marcuse è stato uno dei pensatori più influenti del Novecento, soprattutto è nota la passione che per lui avevano gli studenti in rivolta nei tardi anni sessanta. Il suo pensiero, intrinsecamente anti-autoritario, rispecchiava la volontà di cambiamento radicale che animava la protesta dei giovani in tutto il mondo occidentale; il suo rifiuto di ogni forma di repressione, il suo secco no alla civiltà tecnologica (in entrambe le declinazioni liberal-capitalistica e comunista-sovietica), lo resero il filosofo del "grande rifiuto" verso ogni forma di repressione. Egli può essere infatti definito solo in modo generico un pensatore marxista, poiché, di fronte al fallimento, durante il XX secolo, delle previsioni di Marx, col dileguarsi dello scontro di classe in Occidente, intuì che la lotta non era finita, ma si era solamente spostata nel mw3gterzo mondo, oppresso dall'mw3wimperialismo occidentale, sul quale anche le classi emarginate del "primo mondo" esercitavano una oppressione, pur accontentandosi delle briciole del banchetto capitalista.
Per i mw4qsessantottini fu anche molto importante il concetto di "liberazione dell'eros", inteso non solo come liberazione sessuale, ma come liberazione delle energie creative dell'uomo dal condizionamento della società repressiva, per la creazione di una società più aperta, fatta di uomini liberi e solidali tra loro. Eros inteso anche come "bello", in opposizione al concetto di dominio della società tecnologica; egli utilizzò l'espressione "società come opera d'arte", ovvero una società più autentica, veramente libera, dominata dalla fantasia e dall'arte come dimensione fondamentale di ogni forma di convivenza.cite-ref-4[4]
Opere
• mw6qIl romanzo dell'artista nella letteratura tedesca, Torino, Einaudi, 1985. (1922)
• mw6wMarxismo e rivoluzione. Studi 1929-1932, Torino, Einaudi, 1975. (1929-1932)
• mw7qL'ontologia di Hegel e la fondazione di una teoria della storicità, Firenze, La nuova Italia, 1969. (1932)
• mw7wL'autorità e la famiglia, Torino, Einaudi, 1970. (1936)
• mw8qFenomenologia ontologico-esistenziale e dialettica materialistica. Tre studi. 1928-1936, Milano, Unicopli, 1980. (1928-1936)
• mw8wRagione e rivoluzione. Hegel e il sorgere della "teoria sociale", Bologna, Il Mulino, 1965. (1941)
• mw9gDavanti al nazismo. Scritti di teoria critica 1940-1948, Roma, Laterza, 2001. (1940-1948)
• mw-amw-qEros e civiltà. Contributo a Freud, Torino, Einaudi, 1964. (1955)
• mw-wPsicanalisi e politica, Bari, Laterza, 1968. (1957)
• mw-qSoviet Marxism, Parma, Guanda, 1968. (1958)
• mwaqamwaqeL'uomo a una dimensione. L'ideologia della società industriale avanzata, Torino, Einaudi, 1967. (1964)
• mwaqmmwaqqLa tolleranza repressiva, in mwaqumwaqyCritica della tolleranza, con Robert Paul Wolff e mwaqgBarrington Moore Jr., Torino, Einaudi, 1968. (1965)
• mwaqoCultura e società. Saggi di teoria critica 1933-1965, Torino, Einaudi, 1969. (1933-1965)
• mwaqwLa fine dell'utopia, Bari, Laterza, 1968. (1967)
• mwaq8Critica della società repressiva, Milano, Feltrinelli, 1968. (1964-1967)
• mwareSaggio sulla liberazione, Torino, Einaudi, 1969. (1969)
• mwarqRivoluzione o riforme? Un confronto, con mwaruKarl Popper, Roma, Armando, 1977. (1971)
• mwarcRivoluzione o riforme? Venti anni dopo, con Karl Popper, Roma, Armando, 1989.
• mwarkControrivoluzione e rivolta, Milano, A. Mondadori, 1973. (1972)
• mwarsLa dimensione estetica, Milano, A. Mondadori, 1978. (1978)
• mwar4Teoria e pratica, Brescia, Shakespeare & company, 1979.
• mwasaLa dimensione estetica e altri scritti. Un'educazione politica tra rivolta e trascendenza, Milano, Guerini, 2002. ISBN 88-8335-314-5.
• mwasmScritti e interventi:
I, mwasyOltre l'uomo a una dimensione. Movimenti e controrivoluzione preventiva, Roma, Manifestolibri, 2005. ISBN 88-7285-333-8.
II, mwaskMarxismo e nuova sinistra, Roma, Manifestolibri, 2007. ISBN 978-88-7285-507-2.
III, mwaswLa società tecnologica avanzata, Roma, Manifestolibri, 2008. ISBN 978-88-7285-548-5.
IV, mwas8Teoria critica del desiderio, Roma, Manifestolibri, 2011. ISBN 978-88-7285-665-9.
Note
cite-note-11. ↑ Cfr. AA.VV., mwatcNuovissima Enciclopedia Universale Curcio delle Scienze, delle Lettere, delle Arti, 16 Voll., Armando Curcio Editore, Milano, 1977-1986, Vol. 10, pp. 3174-3175.
cite-note-22. ↑ Cfr. anche mwatsPier Aldo Rovatti (a cura di), mwatwDizionario Bompiani dei Filosofi Contemporanei, Bompiani, Milano, 1990, pp. 258-261.
cite-note-33. ↑ Si veda Pier Aldo Rovatti, mwauacit.
cite-note-44. ↑ Cfr. H. Marcuse, mwauqL'uomo a una dimensione, Einaudi, Torino, 1967, pp. 91-94: mwauu«Il "principio del piacere" assorbe il "principio di realtà"; la sessualità viene liberata (o meglio liberalizzata) in forme socialmente costruttive. [...] Impedita nello sforzo di estendere il campo di gratificazione erotica, la libido diventa meno "polimorfa", meno capace d'assumere forme erotiche che vadano al di là della sessualità localizzata, e quest'ultima viene ad essere intensificata. [...] Questa mobilitazione ed amministrazione della libido può valere a spiegare in gran parte l'ossequienza volontaria, l'assenza di terrore, l'armonia prestabilita tra bisogni individuali e desideri, scopi ed aspirazioni socialmente richiesti. La conquista tecnologica e politica dei fattori trascendenti nell'esistenza umana, così caratteristica della civiltà industriale avanzata, si afferma nella sfera degli istinti, offrendo soddisfazioni tali da indurre alla sottomissione e indebolire la razionalità della protesta. [...] Il piacere genera la sottomissione.»
Bibliografia
• Jean-Michel Palmier, mwauoAvviamento al pensiero di Herbert Marcuse, U. Mursia & C., Milano, 1970.
Voci correlate
• mwau4Scuola di Francoforte
• mwavaGyörgy Lukács
• mwaviWalter Benjamin
• mwavqTheodor Adorno
• mwavyMax Horkheimer
• mwavgErich Fromm
• mwavoJürgen Habermas
• mwavwSalecina
• mwav4Filosofia marxista
• mwawaMarxismo occidentale
• mwawiPsicoanalisi
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itMarcuse, Herbert, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaGiuseppe Bedeschi, MARCUSE, Herbert, in Enciclopedia Italiana, IV Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979.
• citerefdizionario-di-storiaMarcuse, Herbert, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefdizionario-di-filosofiaMarcuse, Herbert, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefsapere-itMarcuse, Herbert, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Richard Wolin, Herbert Marcuse, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefstanford-encyclopedia-of-philosophy(EN) Farr, Arnold, Herbert Marcuse, su Stanford Encyclopedia of Philosophy, 18 dicembre 2013.
• citerefmlolOpere di Herbert Marcuse, su MLOL, Horizons Unlimited.
• citerefopen-library(EN) Opere di Herbert Marcuse, su Open Library, Internet Archive.
• citerefpers-e(FR) Pubblicazioni di Herbert Marcuse, su Persée, Ministère de l'Enseignement supérieur, de la Recherche et de l'Innovation.
• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Herbert Marcuse, su Open Library, Internet Archive.
• citerefgoodreads(EN) Herbert Marcuse, su Goodreads.
• (EN) Herbert Marcuse, su IMDb, IMDb.com.
• mwawkHerbert Marcuse (1898-1979), sito della famiglia, su marcuse.org. URL consultato il 6 agosto 2004 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2016).
• mwawsIlluminations. Herbert Marcuse, su gseis.ucla.edu. URL consultato il 13 marzo 2006 (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2005).
• mwaw0Luther Blissett feat. Herbert Marcuse - Rupture, su youtube.com.